lunedì, aprile 20

PALLANUM

PALLANUM

Tratto da Storia dei Frentani di Domenico Romanelli

§ 12

PALLANVM.

Grandi, vaste, e sorprendenti ruine di antichissimo castello si rarvisano a tre miglia distanti da Atessa verso mezzogiorno. La sua forma era quella della più inespugnabile fortezza fondata sopra di un monte a bella posta spianato, e di tanta eminenza, che a chiaro giorno vi si possono scorgere le coste di Dalmazia di là dall'Adriatico, ed i monti della Marca nello Stato della Chiesa. Tutta l'estremità , o circonferenza del monte, che comprender potrà circa cinque miglia di giro, è cinta di mura, e vi si ravvisan puranche vestigia di porte, e di torri. È cosa incredibile quanto forti, e spaziose sieno queste fabbricazioni, superando di larghezza sette passi ordinarj di un uomo, secondo gli avanzi, che vi restano da per tutto. I loro materiali consistono in macigni enormi tagliati in quadro, o a parallelogrammi di pietra calcarea, alla foggia degli Etrusci, a' quali, senza fallo, riportar se ne deve la nobile costruzione, in cui non si avverte né cemento, né calcina di sorta alcuna. Essi certamente tagliar dovettero lo stesso monte, come fecero i Pestani, per aver macigni così smisurati, perché non è affatto possibile, che forza umana 1'abbia potuto da altri luoghi qua trasportare. Vi si aprono al di sotto profonde grotte, ed oscure impraticabili caverne, o formate dalla natura, o scavate piuttosto dall'arte, come per nascondigli, e per ritirate, dove alcuni spiriti arditi hanno avuto il coraggio di avanzarsi in cerca di tesori, ed asseriron puranche di averli veduti. Egli è vero però, che in un sito da questo castello non molto distante si è trovata al mio tempo poco al di sotto della superficie una gran quantità di monete o di oro, o di argento tutte urbiche, ed assai ben conservate, che portavano la leggenda di Napoli, di Velia, di Eraclea, di Metaponlo, di Crotone, di Nola, di Turio, d'Irina, e di altre rinomate città greche.

Di questo celebre castello Frentano non troviamo alcuna memoria ne' geografi, e negli storici antichi. È segnato solamente col nome di Pallanum nella tavola del Peutingero tra il Sangro (a), ed Istonio con quest' ordine topografico :

(a) La parola Annum della tavola deve leggersi Amnem, che si riferisce al Sangro unico fiume, che passa tra Aaxano, e Pallano. L'Anonirno di Ravenna , che nominò anche Pallano, appellò il fiume col nome di Amniun.Con questo corrotto nome si legge ancora in molte carte de1 bassi tempi.

OSTIA ATERNI
FLVVIS CLOROSIS leg. Faurus
ORTONA . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ANXANO . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ANNVM leg. Amnem . . . . . . . . .
PALI.ANVM . . . . . . . . . . . . . .
ISTONIVM . . . . . . . . . . . . . . . .

XVI
XI
III
IV
XII

leg. XI
leg. X
leg. VI
leg. XII

Infiniti scrittori de' passati tempi fecero parola di Pallano, il Biondo, il Pacicchelli, 1'Olstenio, ma meglio, che da questi, e da altri scrittori, si ritrae qualche schiarimento dell'esistenza di Pallano nelle vecchie carte de' bassi tempi. In un codice longobardo della chiesa di S. Leucio di Atessa, di cui si servì L. Camarra per la storia de' SS. della provincia di Chieti, ed al nostro Pollidoro fu comunicato da Asterio Toppi patrizio teatino, e vescovo Milevitano (1), si narrava, che nel territorio tra Atessa, ed il castello di Pallonio riportassero la corona del martirio da' barbari Saraceni in tempo di Lodovico Pio imperatore, salito al trono nell' 814, Stefano co' suoi figli, cioè Benedetto vescovo, Paolo Abbate, Leone, Donato, e Martino di nazione Teutonici, a' quali si unirono Giovanni diacono fratello di Lia moglie del nominato Stefano, e la stessa Lia con Nanno di lei figlio lattante, i cui corpi furono ivi ritrovati nel 1009 regnando Errico II imp. figlio di Corrado.

Di questi medesimi martiri fecero ancor menzione i Bollandisti nel dì primo di giugno inter praetermissos, ma leggendo nell'esemplare del codice ottenuto da un tal ab. Costantino Gaetano alcuni vocaboli, che non potettero intendere, così ne stimarono tutto il racconto favoloso. Vi lesserò infatti, che i loro corpi si fossero ritrovati nel territorio de Atissa in Lucania, aggiunto, che veramente allora davasi a questa contrada a cagione de' boschi, da'quali era coperta, ed essi pensarono, che vi si dinotasse la Lucania, oggi Basilicata da Atessa molto lontana. Così lesserò, che avvenisse il lor martirio inter Atissam, et Pallonium, 1'ultimo de' quali castelli dissero di non aver potuto trovare in nessuna geografia, quantunque era questo il castello di Pallano ad Atessa vicino, e confinante. Dippiù per error del copista leggevasi in quel codice tempore Iustini, et pii Ludovici imperatoris, nomi di due imperatovi vivuti molto lontani tra loro, né riflettettero, che si avesse a leggere justi, et pii, come titoli, che si davano all'imp. Lodovico. Se i Bollandisti avessero riflettuto a tutto questo, non avrebbero essi conchiuso : merito igitur tam absurdam rapsodiam contempsit Baronius.

In un diploma riferito dal Pollidoro si ha, che Uberto principe longobardo nel 1006 avesse donato questo castello al monastero di S. Stefano in rivo maris.

Si legge lo stesso nella cronica del detto monastero da me conservata : Anno MVI. Ubertus comes devotionem magnam gerens S. Stephono donavit ejusdem ecclesiae Iohannì Abbati, et congregationi Monachorum castellanum de Pallano, cum heredìtate sua in ipso castello. Nella stessa cronica si riporta, che nel 1081 Roberto conte de' conti di Loritello, e Drogone di lui fratello normanni venendo al nominato monastero donassero a S. Stefano il cimiterio di S. Comizio di Pallano cum toto jure, et pertinentìa sua.

Da tutte queste memorie apparisce chiaro, che il castello di Pallano fosse stato esistente sino all'epoca de' Normanni , dopo della quale restò abbandonato.

§. 15.

SARVS FLVVIVS.

Col nome dì Sarus fu appellato questo fiume da Tolommeo (Σαρος) di cui falsamente attribuì la foce a' Peligni. Lo troviamo collo stesso nome presso Vibio Sequestro Saron Adriae, ma da Strabone fu detto Sagrus (Σαγρος) , che fece scorrere tra Ortio, ed Aterno, come partitore de' Frentani da' Peligni: Inter Ortium, et Aternum medius Sagrus excurrit Frentanos a Pelignis separans. Tutti i più famosi geografi il Cluverio, 1'Olstenio, ed altri corressero questo passo Straboniano, come corrotto da' copisti, onde invece di Ortium lesserò Orton, e lo tacciarono poi di positivo errore, perché tra Ortio, ossia Ortona, e tra Aterno avesse fatto scorrere questo fiume, invece di dire, che scorresse tra Anxano, ed Istonio. Eppure Strabone avea detto il vero. Costoro non cercarono ne' codici la vera lezione Straboniana, perché se l'avessero cercata, non avrebbero notato di errore il più giudizioso geografo antico. Egli certamente non scrisse né Ortium, e né Orton (Ορτιων, Ορτων) ma Іστωνιον Histonium, come il dotto francese traduttore di Strabone notò sulla fede de' codici antichi. Correggendosi adunque questa parola in Histonium, noi avremo il vero corso di questo fiume, cioè tra l'Aterno, ed Istonio. Che se Strabone fece questo fiume partitore de' Frentani co' Peligni, egl'intese delle sorgenti, e del suo corso tra i monti, in cui separava i Peligni da' Frentani.

Ne' bassi tempi ritenne il nome Straboniano di Sagro corrotto in Sangro, in Sangue, Sanguine, Sanguineo, e nelle vecchie carte anche Sanguineto. Nella sua foce dividendosi in due braccia formava un' isoletta, dove leggiamo, che vi fossero stati costruiti alcuni molini.
Passando per questo fiume la via Frentana, l'imp. Trajano vi fé costruire lungo, e ben largo ponte, di cui restano ancor le ruine nel passaggio attuale detto regio trattura di pecore col nome ancora di pontaccio vecchio. Qui si trovò la seguente iscrizione riportata dal Muratori (2) :

IMP. M. VLP. NERVA TRAIANVS
CAISAR AVG. PONT. MAX. TRIB. POT.
COS. III. P.P. VIAM. LAPIDIB. STRAVIT
PONTEM FECIT SVBSTRVCTIONES
ADDIDIT

Nasce questo fiume nella catena degli Appennini presso il piccolo castello di Gioja ne' Marsi non molto lontano dal lago Fucino. Altre acque riceve a Pesco Asserolo, ad Opi, a Civitella , a Barrea, e ad Alfidena, dove lasciando il paese de' Marsi entrava al Sannio, e ne partiva i territorj. Di qua gonfio di acque tocca Castel di Sangro, e poi Santangelo, e Pesco Pinnataro, dove lasciato il Sannio s'inoltrava nel paese Fremano. Passando finalmente per Pietra Ferrazzana, per Bomba, e per Archi scende alla gran pianura, dove serpeggiando corre al mare sotto il castello di Torino. In tutto questo corso il Sangro attraversa più di 60 miglia.


(1) Camarr. de Teat. Sacr. cap. 2 §. 3. Pollid. de Atiss. ms.
(2) Murat. class. VI. pag. 446

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