giovedì, marzo 17

Cognomi tavennesi di origine slava

Adesso a Tavenna si parlano soltanto l'italiano ed il dialetto tavennese ma deve esserci stato un periodo però in cui ciò era diverso, perché fino a 60 anni fa si trovavano ancora alcune donne anziane che recitavano ancora l’Avemaria in serbocroato e sapevano anche farsi il segno della croce in questa lingua. Ora, se si può presupporre che queste siano le ultime tracce delle preghiere portate dalla patria al tempo dell’emigrazione, allora bisogna anche ipotizzare che queste ultime fossero state trasformate nella nuova patria, poiché si sono allontanate nella lingua dalle formule restate abbastanza costanti nella madrepatria.

Richiamo particolarmente l’attenzione sulla combinazione nako, bože, bil invece dell’usuale amen, poiché essa è una parziale traduzione dell’italiano così sia. Potrebbe però anche essere che queste preghiere fossero state tradotte di nuovo solo in un successivo tempo, dopo che le originarie erano state dimenticate. Devo precisare però che la ragione per cui formulo questa ipotesi non è ché nell’Ausland del 1857 (p. 840) si afferma che “i religiosi predicano in slavo”, visto che sia questa che l’altra affermazione che “l’insegnamento elementare nella scuola locale è in slavo” sono senza dubbio sbagliate. Altrimenti De Rubertis ne avrebbe saputo qualcosa! E tuttavia ci deve essere stato ad Acquaviva qualcuno che in tempi più antichi si sia interessato della lingua serbocroata, perché De Rubertis (pp. 23/24) racconta di aver trovato le seguenti opere serbocroate: un “Officze Divicze Maria”, dunque un ufficio della Santa Vergine Maria, purtroppo con la parte inferiore del frontespizio strappata, poi un ufficio della settimana santa, senza frontespizio, inoltre una vita manoscritta di San Benedetto e infine il vocabolario di Micaglia! Molto probabilmente colui che, ancora prima che le nostre colonie venissero scoperte da M. Pucić, si interessò della lingua serbocroata e si procurò anche libri serbocroati era un religioso che con l’aiuto della lingua vernacolare, forse l’unica allora comprensibile al popolo, sperava di raggiungere risultati migliori che con il latino e l’italiano.

Purtroppo anche questi, probabilmente non unici, in ogni caso però ultimi, documenti dell’interesse di un tempo dei religiosi per la lingua serbocroata sono scomparsi; li ho cercati invano! All’uso esclusivo di adesso del latino e dell’italiano va attribuito inoltre il fatto che non si trovano nomi di persona slavi autentici che forse una volta esistevano (i nomi fungenti adesso da cognomi Mirko [scritto Mirco], Staniša [Staniscia] ecc.), ma neanche quasi nessuna forma slava dei nomi di santi d’uso comune in generale nel mondo cattolico. Per quanto riguarda gli ultimi esiste praticamente ancora solo Jivan accanto a Govan per Giovanni, mentre Mara (per Maria), che si è conservato ancora nel canto popolare (v. testi, n. 28) e in un proverbio (v. testi, n. 24), è uscito dall’uso in tempi recentissimi.

Invece la forma usata ancora raramente per Paolo e cioè Pavuj (gen. Pavula), o rispettivamente Pavula per Paula, probabilmente non ha niente a che vedere con ciò perché la forma serbocroata usata nella zona costiera è Pavao - Pavla (con le corrispondenti forme ipocoristiche). E quindi Pavul risale direttamente al latino Paulus con una v che elimina lo iato. (13) Questa riconduzione diretta alla forma latina e non a quella italiana (Paolo) è confermata da Tomas che, come dimostrano l’accento e la s sorda, non è l’italiano Tommaso, ma il latino Thomas.

Le forme ipocoristiche sono invece normalmente italiane: Jang per Arcangelo, Gens per Vincenzo, Ming e Mingun per Domenico, Kola per Nicola, Ngik per Francesco, Sep per Giuseppe. Kel per Michele (un vecchio mi ha detto il suo nome così: Mikel, na-naš Kel) ecc.

Tuttavia, vezzeggiativi altrimenti italiani possono prendere il suffisso diminutivo slavo ić, p. es. Pinić di (Bep)-pino, Nanić di Nanne (Giovanni), Mingić di Ming, ecc. Tali forme si sentono però quasi solo a San Felice e Montemitro, molto raramente ad Acquaviva. I cognomi, che si sono certamente formati solo in Italia, sono per la maggior parte italiani: Cicanese, Chiavaro, Guarino, Martella, Mariano, Martino, Maddaloni, Neri, Piccoli, Quaglia, Sorella, Spadanuda, ecc. ecc. Ma non pochi di essi sono di genuina origine slava: il dottor Smodlaka (Posjet p. 38) li ha raccolti e spiegati tutti: Blascetta (= Blažeta), Jacusso (= Jakus), Matasa (= Matas), Mattiaccio (= Matijača), Miletta e Miletti (Mileta), Mirco (=Mirko), Pappiccio (= Papić), Peca e Pecca ( Peko), Radi (= Rado), Staniscia (= Staniša), Tomizzi (= Tomić) ad Acquaviva e ancora Radatta (= Radat), Marcovicchio (= Marković) a San Felice, Jurescia (= Jureša), Jurizzi (= Jurić) a Montemitro, Berchizzi (= Brkić) a Palata, Jacovina ( Jakovina) a Tavenna. Alcuni sono meno sicuri, p.es. Gorgolizza (= Grgurica), Vetta ( Iveta?), Simigliani (= Smiljanić? forse = Smiljan), mentre Giorgetti (ad Acquaviva) e Giorgetta (a Montemitro) non dovrebbero risalire a Giorgeta ma piuttosto all’italiano Giorgio sotto l’influsso di Jureta (o Đoreta?). A questo elenco del Dr. Smodlaka posso aggiungere solo Maroscia di Tavenna probabilmente identico a Maruša. Oltre alla denominazione ufficiale di una persona con nome e cognome, ne troviamo presso i coloni anche una popolare assai curiosa e, per l’esattezza, non tanto per il suo contenuto ma per la sua forma. Infatti, dato che ci sono più famiglie con lo stesso cognome, quando si vuole designare più precisamente una persona si aggiunge al suo nome il nome o il soprannome del padre e del nonno, e precisamente il primo al genitivo, il secondo invece come aggettivo possessivo con il suffisso -in, p.es. Géns Saverija Mingunin = Vincenzo di Saverio di Domenico; Gezumina Kola Mingunin = Gelsomina di Nicola di Domenico; Ngik Cirokin = Francesco di Giuseppe dello zio Rocco; . šćer Kola Bilkin = figlia di Nicola del Bilak (l’ultimo nome è un soprannome che si riferisce al colore bianco della pelle di un antenato; il cognome è Cicane).

A volte si prende, al posto di quello del padre o del nonno, il nome della madre o della nonna, se queste sono più conosciute per una qualche ragione, p.es. Govan Tomasa Rozalijin = Giovanni di Tommaso di Rosalia. Inoltre può essere utilizzato, al posto del nome di una data persona, il nome della sua professione, p.es. nginir Vita Pardin = l’ingegnere di Vito di Pardo (proprio così è chiamato in generale l’ingegner Giovanni Giorgetta ad Acquaviva!). Nello stesso modo si possono chiamare anche il nipote o la nipote e non solo il figlio o la figlia, p.es. on je-neput o ona je-neputa Sepa Pardin, “egli è il nipote” o “ella è la nipote” di Giuseppe di Pardo, essendo Giuseppe, il figlio di Pardo, lo zio. I figli di quelle persone che per rispetto sono interpellate con nome, cognome e il napoletano “don”, vengono chiamati poi in modo che il nome del padre va al genitivo e il cognome nella forma dell’aggettivo possessivo, p.es. medik je-sin Don-Govana Vetin = il dottore è figlio di don Giovanni Vetta.

Si trova un parallelo a questo modo assai singolare di attribuire i nomi propri... presso i cattolici serbocroati di Janjevo nella vecchia Serbia, che formano un’enclave isolata! Ebbi questa informazione dal prof. Trojanović di Belgrado, che conosce bene la zona e mi ha nominato come esempio tipico Tona Koca Migemarin. Forse questo non è un caso, perché si dice che anche i cattolici di Janjevo siano giunti dalla Dalmazia. Tuttavia ciò non è confermato dal dialetto da loro parlato. Non sono per esempio parlanti del tipo i, ma come i loro vicini, del tipo e, cosa che però si potrebbe spiegare con il fatto che avevano potuto perdere più facilmente degli slavi molisani i tratti originari del loro dialetto, appunto perché essi sono circondati da connazionali. Non conosco altre zone serbocroate in cui sia presente questo modo insolito di attribuire i nomi propri.

Fonte: M. Rešetar. Vienna 1911.

L'Illiria

Lessico:

Illiri

Antico popolo stanziato nella parte adriatica della Penisola Balcanica, con propaggini in Grecia e Italia (per esempio i Messapi e gli Iapigi furono creduti Illiri). La pressione dei Celti li spinse col tempo verso le coste dove si divisero in vari gruppi, Dalmati, Dardani, Giapidi, Istri, Liburni, che si aprirono a intensi contatti col mondo greco.
Sul finire del sec. III aC tali gruppi, dediti alla pirateria, formarono un forte Stato che, con la regina Teuta, venne in urto con Roma nella I guerra illirica (229-228 aC), conclusasi col sopravvento dei Romani che imposero limitazioni alla navigazione illirica nel basso Adriatico.
Nella II guerra illirica (220-219 aC) Teuta fu ancora sconfitta, ma si riprese subito dopo. Nelle guerre combattute dai Romani contro la Macedonia e la Grecia nella prima metà del sec. II aC, gli Illiri furono ora alleati ora avversari dei Romani stessi, entrando però sempre più nell'orbita della supremazia romana. Dopo le vittorie riportate su di essi da Asinio Pollione nel 40-39 aC e da Ottaviano nel 35-33 aC, i loro territori furono organizzati nella provincia dell'Illirico.

Illirico

Denominazione della provincia creata dai Romani, verso il 27 aC, sui territori degli Illiri. L’Illirico comprendeva una parte dell'odierna Albania, il Montenegro, regioni della Bosnia e della Croazia, l'Istria orientale e parte della Serbia. Prima alle dipendenze del Senato, nell'11 aC l'Illirico fu annoverato tra le province imperiali e suddiviso in circoscrizioni: il legato imperiale risiedeva a Salona. Questa città, odierna Spalato, assurse a grande importanza con Diocleziano che, nei suoi pressi, si costruì il famoso palazzo residenziale. Altra città importante fu Narona. Nella zona erano di stanza forti reparti legionari tra i quali si propagarono i culti di mistero e di salute, importati dall'Oriente, e soprattutto il culto di Mitra.

4 commenti:

Lorenzo ha detto...

Davvero molto interessante Gustavo, complimenti!
Una volta, studiando per un esame di Geografia Economica, mi sono imbattuto anch'io in diversi nomi (perlopiù di oggetti) di origine slava usati ancora a Tavenna. Se ritrovo le fotocopie cerco di mandartele.
Ciao!

Gustavo Gentile ha detto...

Tante grazie Lorenzo!
Cerca di trovare le fotocopie che le aspetto ;)
Ciao!

Maria ha detto...

Miei genitori sono da Janjevo.Questo piccolo paese non e serbocroato.
Siamo venuti dalla Dalmazia prima della 700 e più anni, vale a dire da Dubrovnik, che a quel tempo vissuto italiani, spagnoli, francesi, croati .... Il mio Janjeva dalla mia famiglia è uno dei più noti e più grande in questo settore. Il nostro nome deriva dalla Sicilia "Palici"(da voi esiste anche cult Palici gemelli), e tutti i nomi con il sud Italia, per esempio, mio nonno, Pasquale, nonna Cecilia , bisnonno Vesco ... Abbiamo mantenuto il nome perché è consuetudine nei nostri figli a chiamare il nonno. Naturalmente sono soggiorno di lunga durata al di fuori del paese hanno assimilato, ma ancora è rimasta isolata nella loro fede. Janjevo ha un dialetto che non conosce nessuno dalla ex Jugoslavia. Per quanto tempo sto imparando l'italiano ho notato che abbiamo tante parole italiane con piccola diferenza e molto completo programma con le stesse parole in una frase. Nel nostro costume, quando si chiede il nome di dire il nome di suo padre e suo nonno, perché l'unico modo per sapere chi è che in famiglia, perché tanti intero luogo hanno un nome che è costantemente ripetuta: Nicola, Cecilia, Pasquale, Francesco, Giuseppe, Giovanni, Maria, Sebastian, Filomena, Vicenzo....
Per questo prof. Trojanić dice "Tona Koca Migemarin" questo non e coretto .Questa persona si chiama Antonio(Tuna),suo padre Nicola (Koze),bisnonno Marino(Migemarin).Da noi si usano spesso sopranomi, per esempio tutti Nicoli sono "Koze", Giuseppe "Zecche".....
Io sono Maria Kristo/Pasquale/Vesco.
Nostro patrono e San Nicola di Bari.
Doppo la seconda guerra molti erano fuggiti a America perché non era permesso di dire che sono italiani .... dopo un po 'a causa della loro fede e il fatto che sono venuti da Dubrovnik, che appartiene alla Croazia sono inscritta come Croati.
Perché io voglio commentare e dire che prof.Trojanić non ha alcuna idea su di noi.

Gustavo Gentile ha detto...

Ciao Maria,
molto interessante quello che ci dici, è quasi il contrario di ciò che è accaduto nella nostra zona; qui sono venuti dalla Dalmazia, dalla Croazia a ripopolare la zona dopo il terremoto del 1400, tuttavia nella tua zona sono stati gli italiani, forse per motivi commerciali ad andare...
Molto interessante!!!

http://tavenna.blogspot.com/2006/08/la-minoranza-linguistica-croata-nel.html