venerdì, aprile 17

Cliternia - antica città frentana

Di Cliternia Città Marittima de' Frentani (G. A. Tria)

1. Fu detto nel preceente Cap. III. al num. 4., che Cliternia fusse Città marittima, già distrutta, posta tra il Frontone, e il fiume Biferno; e soggiungendosi, che quivi si sarebbe esaminata una tale controversia Storica, non convenendo gli Scrittori intorno alla sua situazione: e venendo ora a farsene parola, diciamo, che a noi pare certamente situata Cliternia tra il Frontone, oggi detto Fortore, e il Tiferno, o fia chiamato Biferno: mentre oltre la fama costante tra que' Popoli, e le conghietture, che così la fanno vedere incontrastabilmente tale, anche ce lo dimostrano gli Storici, e Geografi.

2. Plinio nel lib. III della sua Storia Naturale cap. II. scrive « Flumen portuosum Frento, Theanum, Apulorum, itemque Lrinum, Cliternia, Tifernus amnis » [1p]: E quantunque egli in questo Testo confonda molte cose, delle quali noi abbiamo parlato in vari luoghi de' precedenti Capitoli, non lascia però di unire Cliternia a Larino, ed accoppiarle insieme, come due Città vicine, e poi soggiunse appresso il Tiferno: « itemque Larinum, Cliternia, Tifernus aminis » [1p]: e così appunto sono situati, cioè Larino, Città mediterranea alla Destra verso l'Oriente; alla sinistra, Cliternia Città marittima, e più in qua verso l'Occidente, il fiume Tiferno: Anzi ritrovandosi varie edizioni della Storia di Plinio, in quella di Cristoforo Cellario, fatta in Lipsia l'anno 1733. tom. I. lib. 2. cap. 9, sect 4., dove noi leggiamo « itemque Larinum, Cliternia » sta scritto: « itemque Larinatum Cliternia »; la qual lezione sia pure quanto si voglia tra le più sincere, fa vedere nientedimeno, che Cliternia era Città, spettante ai Larinati, come posta ne' contorni di Larino.

3. Oltre a Plinio, vi è ancora per noi un chiaro testo di Pomponio Mela lib. 2. de Situ Orbis, dove avendo parlato del Piceno, passando ai nostri Frentani, scrive: « Dauni autem (tenent) Tifernum, Cliterniam, Larinum, Theanum, Oppida, Montemque Garganum »: [1m] Sicché abbiamo chiaramente da Mela Cliternia posta vicino a Larino, e Teano ne' Dauni; come infatti così queste Città furono situate a tempo di Augusto, e ora formano parte della Provincia Civile detta Capitanata, come meglio si dirà appresso al lib. 2. cap. ult., ove si vedrà la diversa disposizione di questi nostri luoghi degli Antichi Frentani, e in qual Provincia del Regno siano posti: e tra gli altri viene seguito Pomponio Mela da Leandro Alberti nella Descrizione dell'Italia, e propriamente ove parla della Iapigia dell'impressione di Vinegia 1553. alla pag. 228. [1a]

4. Fra i più moderni. Beltrano nella breve descrizione del Regno di Napoli, ove parlando delle Città distrutte della Provincia di Capitanata, nota tra esse: Arpi, ovvero Agirippa, com'egli dice, Salapia, Siponto, Cliternia, Girone, e situa Cliternia, e Girone una appresso all'altra; come in fatti tra di loro erano vicine, poste amendue tra il Fortore, e il fiume Biferno, distanti tra esse quindici miglia: così pure parla Errico Bacco coll'aggiunta di Gio: Pietro Rossi, parimente nella Descrizione del Regno dell'edizione di Napoli 1628. alla pag. 325, ivi: Arpi, ovvero Agirippa, Salapia, Siponto, Cliternia, Girone: tutte Città distrutte nella Capitanata. XII.Provincia: avvertendosi, che si rendono incontrastabili queste due testimonianze colla riflessione, che la detta Descrizione del Regno sta cavata da libri della Regia Camera, fatta in occasione della numerazione dei Fuochi: e quella non potea farsi, che coll'accesso de' Regi Ministri, luogo per luogo, notando le Città, Terre, e luoghi esistenti, ed anche i luoghi, le Terre, e Città distrutte per isgravio de' pesi del fuoco: Sicché venendo Cliternia notata in quella Provincia di Capitanata con Girone, o sia Gerione, della qual Città anche distrutta si parla nel seguente Cap. V. non può controvetirsi la sua situazione in essa; e non pretendendosi posta Cliternia altrove nella Capitanata; resta perciò anche con questa autorità, che deve considerarsi di molto peso, stabilito il sentimento di Plinio, e di Pomponio Mela, cioè, che tra il Frontone, e il Tiferno sia situata Cliternia, come dicemmo.

5. Il Signor Abate Gio: Battista Pollidori, fratello del Signor Abate Pietro Polidori, amendue ben noti nella Repubblica Letteraria, nostri Frentani, e amicissimi, ne' Commentarj sopra la Vita, ed anctichi Monumenti du S. Pardo, ed altri Santi della Diocesi di Larino dati alla luce nell'anno 1741. propriamente nell'appendice, ove parlando di S. leo Confessore al n. 5. pag. 82. conviene col sentimento di Mela, e di Plinio, dicendo: « Cliterniam antiquam Urbem Larino finitimam, tum Mela » lib.2. de Situ Orbis cap.4. tum Plinius in Histor. Natural. lib.3. cap.11. memorant.

6. Filippo Cluverio Ital. Antiq. tom.2.lib.4.cap.9. siegue anch'egli il sentimento di Plinio, e di Pomponio Mela; e quanto al sito particolare soggiunse: « Quo situ fuerit, minime dispicere queo, nisi fuerit, Cliternia, ubi nunc Oppidulum sine moenibus, aedificiisque semidirutis est, in quo pernoctavi, duo millia passuum a Mari, octo millia a Larino, quatrigentos passus a Tiferno dextra ripa dissitum, vulgari adpellatione, Campomarino ». In fatti nelle sue Tavole generali, e particolari, Cluverio situa Cliternia nel luogo, ove ora si ritrova posto Campomarino: prende però il medesimo parecchi abbagli, dicendo, che Campomarino sia lontano dal Mare Adriatico due miglia, e da Larino otto, e quattrocento passi dal Tiferno; quando questa Terra di Campomarino, oggi abitata, e murata sta posta sopra un pendìo, che cade per Occidente nel Biferno, da dove è lontana da circa un quarto di miglio in quella parte, che il Biferno entra nell'Adriatico, e dal Settentrione tiene un altro pendìo, che cade a lido dell'Adriatico, da dove è lontano altrettanto, e forsi meno di un quarto di miglio, e da Larino non otto, ma è distante dodici miglia; e Cluverio fa bene sospendere il suo giudizio intorno alla situazione particolare di questa Città, e non stabilire con sicurezza, che fusse posta nel sito, dove ora si ritrova Campomarino; perché veniva altrove, come appresso, e propriamente nel lib.4.cap.4 $. unic.

7. Il Cellario dubitando del sentimento di Plinio, e di Pomponio Mela, pensa, che una tale controversia Storica si decida colla sola conghiettura; e su di ciò così egli scrive lib.2. cap.9. della Geografia Antica sect.4. « De Cliternia, quam Plinius, ? Mela his addiciunt », parla de' Larinati, « nihil certi habemus, ? locus ejus sola conjectura definitur ». E quando la decisione di una tale controversia Storica debba decidersi colle conghietture, ci sembra, che non manchino, e sono tali, che rendono la situazione di Cliternia tra il Frontone, e il Biferno, incontrastabile: tra queste, la fama tra que' Popoli, volendo tutti costantemente, che Cliternia fusse situata nel luogo, che corrottamente al presente chiamano Licchiano in Saccione, non lungi dalla Terra di San Martino, luogo di quella medesima Diocesi, come si dice nella nostra lettera Pastorale, fatta al Clero, e a i Popoli Larinati l'anno 1728. in occasione della solenne Traslazione del Corpo del Glorioso S. Leo, Confessore, Padrone Principale di essa Terra, che si riporta distesa dall'Abate Polidori nella riferita Appendice num.III- alla pag.94. Così pure si dice nella Relazione Storica di detta solenne Traslazione, fatta dal Reggimento, e Magistrato di detta Terra di S. Martino a Signor Duca di Termoli, la quale si legge anche distesa nell'Appendice suddetta num.I. alla pag.108. con queste parole: « Nacque (parlando di S. Leo) di Famiglia nobile in un luogo fondato sopra le ruine dell'Antica Cliternia, detta poi volgarmente con nome corrotto Licchiano, stata già nel Tenimento chiamato dello Saccione, oggi in Provincia di Capitanata ? c. posta da circa sei miglia distante da questa nostra Terra di S. Martino. »

8. Lo stesso si dice dal medesimo Abate Polidori in detto luogo al num.6. pag.83. ove parlando del tempo della distruzione di Cliternia, e dicendo, che colla sua distruzione si edificassero altri luoghi, assegna la ragione, per la quale, non si fa menzione di Cliternia nell'itinerario, che si legge sotto nome di Antonino; siccome nemmeno nella Tavola Teodosiana, e appresso l'Anonimo di Ravenna con queste parole: « Ex ruinis antiqua Urbis destructa - parla di Cliternia - post casum Romani Imperii a Nationibus Barbaris, qua Italiam non uno malorum genere vexaverunt Cliternianum aedificatum est; eodem pene situ, sed amplitudine, ? condizione valde dispari. Hinc causam discimus, cur Cliternia in Itinerario Antonini nomine edito, in Tabula Theodosiana, ? apud Anonymum Ravennatem non memoretur. Idem novum Oppidum posteriori avo Northmannis praecipue dominantibus in antiquis Chartis Monasterii Tremitensis, Episcopatus Larini, ? Civitatis Termulensis, non Cliternianum modo, sed ? Clitiarnum quandoque appelletur. Inde corruptiore vocabulo factum vulgo est Lichiarnum, ? Lichianum ».

9. Si conferma tutto ciò con altra conghiettura, vedendosi in quel gran tratto del Saccione tra Tiferno, e il Fortore, che sta a Mezzo giorno della riva del Mare superiore, o sia detto l'Adriatico, in colli, ed in ampissime pianure, che si stendono fino a Campomarino, rottami di superbi Edifici, mezzi archi, fabbriche di stupende fontane, sepolcri, e simili minimenti di antichità; ed è certo, che questi non possono essere monimenti, se non di qualche luogo cospicuo, come era Cliternia. tanto che non facendo gli Storici, e molto meno i Geografi memoria alcuna di altra Città, che fusse posta in questo gran tratto, di fabbriche cospicue, e reliquie di antichità veneranda, e volendo, che quivi fusse posta questa Città, ci fa forza a così credere, e che pretendendosi da altri Cliternia altrove, possa ben suspicarsi, o che un tal sentimento non sussista, o che debba egli intendersi di altra Cliternia, Cliterno, Claterno, o Aliterno, e non già di Cliternia, di cui parla Plinio, e Pomponio Mela, i quali la vogliono situata tra il Frontone, e il Biferno, come sopra.

10. In qual luogo poi particolare tra il Frontone, e il Biferno, venisse situata questa Città di Cliternia, ed in che tempo seguisse la sua distruzione, oltre di quello si è detto, meglio si esamina nel cit. lib.4. cap.4. $. unic.

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